Brindisi, l'uomo fermato confessa la strage, ma restano dubbi sul movente
Nella tarda serata di ieri è stato fermato il presunto attentatore alla scuola "Morvillo-Falcone" di Brindisi che il 19 maggio scorso avrebbe fatto esplodere la bombola di gas all’ingresso dell'istituto, provocando la morte di Melissa, una ragazza di Mesagne, e ferendone altre dieci, di cui una in modo grave. Il presunto killer, Giovanni Vantaggiato, ha passato la sua prima notte in carcere, al Borgo San Nicola di Lecce. Rimangono però ancora molte incertezze sul movente.

Nella tarda serata di ieri è stato fermato il presunto attentatore alla scuola "Morvillo-Falcone" di Brindisi che il 19 maggio scorso avrebbe fatto esplodere la bombola di gas all’ingresso dell'istituto, provocando la morte di Melissa, una ragazza di Mesagne, e ferendone altre dieci, di cui una in modo grave. Il presunto killer, Giovanni Vantaggiato, ha passato la sua prima notte in carcere, al Borgo San Nicola di Lecce. L’uomo, un imprenditore di Copertino (Le) con un’avviata rivendita di combustibili agricoli e gas, avrebbe confessato le sue responsabilità per la strage all'Istituto Professionale di Brindisi. Il capo della polizia Antonio Manganelli, questa mattina, si è congratulato con i magistrati che fino ad oggi hanno condotto le indagini, in particolare con il procuratore Cataldo Motta e con tutti i pm che hanno lavorato al caso. Il capo della Polizia si è detto molto soddisfatto della “splendida sinergia, consolidata negli anni, fra polizia e carabinieri" che avrebbe portato il caso alla svolta tra la tarda serata di ieri e oggi.
Rimangono però ancora molte incertezze sul movente. Pare che l’uomo, durante l'interrogatorio, avrebbe alternato momenti di lucidità ad altri di smarrimento, ammettendo di aver fatto tutto da solo, di aver costruito la bomba e dichiarando che l'attentato doveva essere un gesto dimostrativo contro il Tribunale di Brindisi per un torto subito. Forse l’uomo voleva vendicarsi di una truffa da 300mila euro di cui sarebbe rimasto vittima.
Nel corso della conferenza stampa di questa mattina gli inquirenti hanno poi fornito ulteriori dettagli circa l'arresto di Vantaggiato. ''E' lui la persona delle immagini – ha precisato il Procuratore DDA di Lecce, Cataldo Motta – ma è stato individuato attraverso l'esame elaborato del sofisticato sistema di controllo". "Abbiamo raggiunto un risultato che ci dà la possibilità di proseguire in un determinata direzione mentre finora vagavamo nel buio. Lui ha ammesso di aver messo la bomba, è talmente evidente, ma la diffusione del video è stata a mio avviso un'imprudenza", ha concluso Motta.
Nel corso dell'interrogatorio Vantaggiato ha confessato di aver portato le bombole davanti all'Istituto Morvillo-Falcone la sera prima dell'esplosione a bordo della sua Fiat Punto, per poi farvi ritorno la mattina dopo con la Hyundai (l'altra auto di famiglia intestata alla moglie). Incerto resta ancora il movente che ha portato l'imprenditore pugliese a compiere il suo gesto: "Sul movente del gesto questo signore non ha voluto dire alcunchè perchè ha dato un'indicazione generica e priva di credibilità", ha precisato Motta, "ha accennato a problemi economici, ma non si capisce come questo sia collegabile a un gesto talmente eclatante".
A Giovanni Vantaggiato viene contestato il concorso in reato di strage aggravato dalla finalità di terrorismo "perché l'effetto terroristico è stato oggettivamente realizzato e per l'indeterminatezza dell'obiettivo", ha concluso il Procuratore DDA di Lecce, che però si è mostrato più prudente sulla diffusione di altri particolari inerenti alle indagini: "Se si sia accorto o meno di essere ripreso, sono particolari che fanno parte delle indagini - ha glissato Motta - ma ha descritto come ha costruito l'ordigno, e che ha cominciato a confessare prima della notifica dello stato di fermo" e che poi, "messo di fronte a una serie di elementi che si contestavano ha ritenuto doveroso o opportuno fare delle ammissioni".
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